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FOOD MADE IN ITALY – Le piccole imprese ‘alimentano’ export (+7% in primo semestre) e occupati (+13% in 5 anni)

27 Agosto 2019

Il cibo made in Italy conquista un nuovo record sui mercati internazionali: nei primi sei mesi dell’anno il nostro export di alimenti e bevande è cresciuto del 6,9%, a fronte del +2,5% del totale dell’export manifatturiero, portando a 35,3 miliardi (pari al 2% del Pil) il valore, su base annua, delle nostre vendite di food all’estero. Lo rileva un rapporto di Confartigianato secondo il quale tra i nostri migliori clienti vi sono il Giappone, che fa segnare un aumento del 12,5% di acquisti di alimenti made in Italy, e gli Stati Uniti con +12,4%. Crescono anche le esportazioni in Germania (+9,3%), Regno Unito (7,7%), Paesi Bassi (+7,1%), Francia (+6,6%).

Al buon andamento del nostro export si associa la tenuta della produzione di alimentare e bevande: sempre nel primo semestre 2019 mostra una crescita del 2,5%, in controtendenza rispetto al calo dell’1,2% della produzione del totale delle imprese manifatturiere.

Se il food made in Italy piace all’estero il merito, sottolinea Confartigianato, è soprattutto delle piccole imprese: dei 445.665 addetti del settore alimentare e bevande, infatti, il 61,3% (pari a 273.263) lavora in piccole imprese e il 35% (156.095) opera in imprese artigiane. La maggiore vocazione artigiana del settore food si registra in Liguria dove il 67,7% degli addetti del comparto alimentari e bevande lavora in imprese artigiane, seguita da Basilicata (56,2%), Sicilia (55,6%) e Marche (54,6%), Sardegna (54,4%) e Molise (50%).

Secondo Confartigianato è proprio il trend dell’occupazione un altro record del food made in Italy: negli ultimi cinque anni è cresciuta del 12,9%, un ritmo più che doppio rispetto al +5,1% della media UE.

Una tendenza che si conferma nel trimestre agosto-ottobre 2019 con le imprese del settore che prevedono l’assunzione di 34.650 lavoratori. Di questi 11.780 sono operai e artigiani specializzati nelle lavorazioni alimentari, di cui però le imprese segnalano una difficoltà di reperimento del 51,1%, di gran lunga superiore al 29,7% della media indicata dal totale delle imprese.

 

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