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Accettate il Consiglio (48) -Il duro lavoro dei parlamentari di Massimiliano Lussana

09 Maggio 2018

Dunque, sono stati eletti il 4 marzo e sono entrati in carica il 23 marzo, da quel giorno iniziando a percepire gli emolumenti, certo non irrisori.

Ma deputati e senatori della diciottesima legislatura non è che si stiano propriamente spaccando la schiena.

Certo, lo sappiamo benissimo.

In assenza di un nuovo e governo e con l'esecutivo di Paolo Gentiloni dimissionario, le Camere non possono lavorare a pieno regime e le stesse commissioni permanenti sono ancora in stand-by, nemmeno costituite.

Certo, in questo momento, ci sono al lavoro solo le commissioni speciali per portare avanti i progetti urgenti del governo, i decreti-legge.

Certo, altri lavori di deputati e senatori - ad esempio la presentazione di progetti di legge e l'attività di sindacato ispettivo - possono tranquillamente essere portati avanti.

Certo, in parecchi - a partire dall'ex ministro Enrico Costa passato dal Misto di "Noi con l'Italia" alle truppe berlusconiane - hanno già trovato il modo di cambiare gruppo parlamentare o almeno componente del Gruppo Misto.

Ma, per l'appunto, non si può dire che i primi due mesi dalle elezioni siano stati contraddistinti da un superlavoro.

E "Accettate il Consiglio" è andato ad indagare su cosa hanno fatto deputati e senatori.

Il Senato della Repubblica si è riunito, fino al momento in cui scriviamo, sei volte.

Le prime due per eleggere la presidente Maria Elisabetta Alberti Casellati e quindi i senatori sono stati impegnati realmente solo nei pochi minuti necessari alla votazione in sedute durate rispettivamente otto ore e un minuto la prima - ma con due ore e quarantadue minuti di sospensione - e tre ore e diciotto minuti, applausi compresi, la seconda.

Poi, Palazzo Madama ha aperto cinque ore per votare l'ufficio di presidenza - con un'ora e venticinque minuti di sospensione - e poi per altre tre sedute: un'ora e 49 minuti la prima, un'ora e 31 minuti la seconda e sette minuti per l'annuncio di un decreto legge, la terza.

Insomma, Stakanov era un'altra cosa.

Alla Camera, invece, la prima seduta per eleggere Roberto Fico è durata 26 ore e cinquanta minuti.

Ma con sei sospensioni dei lavori, una delle quali, quella notturna, durata 14 ore e venti minuti.

Poi, a furia di deroghe per la costituzione dei gruppi parlamentari, altre tre sedute sono state dedicate ad eleggere vicepresidenti, questori e segretari, anche stavolta con sedute lunghe, ma impegno reale di circa cinque minuti: sei ore e un quarto la prima, con un'ora e tre quarti di sospensione dei lavori; due ore e 35 minuti la seconda, compresi i quaranta di sospensione; e due ore e mezzo la terza, compresa mezz'ora di sospensione.

Poi, ci sono state altre tre sedute rispettivamente di venticinque minuti, di un quarto d'ora e di un'ora e venticinque, ma con un minuto di sospensione. E un'ultima lunedì per la discussione generale su un decreto. Non faticosissima.

Poi, a dire il vero, ci sono da conteggiare due sedute comuni, la seconda oggi, del Parlamento in seduta comune di tutti i membri di Camera e Senato per eleggere membri della Corte Costituzionale e del Consiglio superiore della magistratura.

Ovviamente, finora, le votazioni sono andate a vuoto.

Perfetto riassunto di questa storia.

 

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