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Accettate il Consiglio (39) - Quei tredici apolidi delle Camere di Massimiliano Lussana

08 Aprile 2018

Certo, i regolamenti parlamentari prescrivono che per fare un gruppo parlamentare autonomo servono venti deputati alla Camera e dieci senatori a Palazzo Madama.

Ma poi, le regole sono fatte proprio perché si possano costruire le eccezioni. E, storicamente, da sempre, quelle due soglie sono fatte per essere abbassate.

Ad esempio, nella scorsa legislatura, i deputati di Fratelli d'Italia, che erano nove, undici sotto la soglia, hanno avuto quasi subito il proprio gruppo autonomo e, appena gli uffici di presidenza saranno al completo, è prevedibile che la stessa sorte toccherà questa volta agli eletti di "Liberi e uguali", anche perché la loro presenza in Parlamento non è frutto di alchimie dell'aula o di fusioni a freddo, ma molto più semplicemente della presenza sulle schede elettorali.

E intanto, a proposito di "Liberi e Uguali", Luca Pastorino è stato eletto segretario di presidenza a Montecitorio, primo ruolo istituzionale della legislatura per un ligure. E anche primo ruolo a uno dei cinquanta sottoscrittori delle proposte di Confartigianato Liguria. Insomma, porta bene!

E poi ci sono le eccezioni delle eccezioni: ad esempio, la possibilità di tre deputati di costituirsi in una componente del gruppo Misto, cioè una specie di minigruppo che almeno dà più visibilità rispetto al calderone indistinto del gruppone.

Addirittura, al Senato, lo "sconto" e la possibilità di costituire una componente autonoma c'è anche con un solo senatore: è capitato ad esempio nella scorsa legislatura a Maurizio Rossi, che con la sua "Liguria civica" ha portato per la prima volta il nome della nostra regione nella ragione sociale di un minigruppo parlamentare, o stavolta a Emma Bonino che, al Senato, ha fondato la sua monocomponente "Più Europa con Emma Bonino" che ha nel nome anche l'elenco completo degli aderenti.

Eppure, dette tutte queste cose, dopo la prima seduta delle Camere restavano venti parlamentari apolidi che, in quel momento, non avevano aderito a un gruppo né a una componente parlamentare: due, addirittura, i senatori a vita Renzo Piano e Carlo Rubbia, al momento non sono ancora censiti (una prossima puntata di "Accettate il Consiglio" è espressamente dedicata a coloro che sono stati insigniti del laticlavio); altri due senatori a vita, Mario Monti e Liliana Segre, hanno scelto il Misto-Misto; due eletti nel MoVimento Cinque Stelle, Maurizio Bucarella e Carlo Martelli, sono andati nel Misto dopo il pasticciaccio brutto della vicenda dei rimborsi della scorsa legislatura.

Erano candidati, sono stati eletti, ma il MoVimento ha detto che non li avrebbe più voluti. Ed eccoli così "Misti".

Se al Senato gli "apolidi" della politica sono sei, alla Camera erano addirittura quattordici: cinque sempre di provenienza pentastellata, finiti fuori dal MoVimento per i motivi più svariati (sempre i rimborsi della scorsa legislatura; indagini e condanne su cui non avevano informato i vertici; appartenenza alla massoneria non dichiarata, varie ed eventuali) Salvatore Caiata, Silvia Benedetti, Antonio Tasso, Andrea Cecconi e Catello Vitiello; quattro eletti all'estero, Mario Alejandro Borghese, eletto in Argentina per il MAIE, il Movimento associativo italiani all'estero; Alessandro Fusacchia, che viene da +Europa, che sulle schede aveva il + scritto così ed è stato ovviamente eletto nella circoscrizione Europa; Fausto Longo, eletto per il Pd in Brasile, e Eugenio Sangregorio, anche lui proveniente dall'Argentina e per la precisione eletto con l'USEI, l'Unione sudamericana emigrati italiani.

Restavano altri cinque Misti-Misti, tutti eletti in collegi uninominali per il centrosinistra "in quota" alle liste minori della coalizione guidata dal Pd: il segretario dei radicali italiani boniniani Riccardo Magi, che ovviamente è stato eletto in rappresentanza di "+Europa con Emma Bonino"; Bruno Tabacci, inossidabile storico democristiano, che però questa volta è stato eletto con la Bonino portando in dote il suo "Centro democratico"; Serse Soverini, unico eletto della lista "Insieme" che sommava socialisti nenciniani dello Sdi, Verdi e ulivisti doc, componente da cui proveniene Soverini, prodianissimo; Gabriele Toccafondi, sottosegretario all'Istruzione nei governi di Enrico Letta, Matteo Renzi e Paolo Gentiloni, eletto per "Civica Popolare - Lorenzin" e proprio il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, anche lei ovviamente proveniente dalla lista che porta il suo nome e anche lei "apolide" della primissima fase di legislatura.

Tre di questi venti, Fusacchia, Tabacci e Magi si sono fatti la componente "Più Europa - Centro democratico".

Altri quattro sono il riassunto vivente di come la bella Lorenzin abbia saputo tutelare appieno la Salute.

E, fino in fondo, anche la sua salute politica (oltre per quella di Toccafondi) per cui "Civica popolare" è stata meglio di un Nobel per la Medicina: 0,5 per cento nelle urne e sopravvivenza in questo Parlamento.

Immediatamente capitalizzata peraltro: la fascinosa Beatrice, persona simpatica, intelligente, capace e perbene (posso testimoniare personalmente di scelte umane che le fanno onore) è immediatamente riuscita a diventare vicepresidente del gruppo Misto, fondando una "sua" componente con quattro ex "apolidi", lei, Toccafondi, Longo e Soverini - che lasciano i "deputati Remi", quelli senza famiglia, a quota sette a Montecitorio - che si chiama "Civica Popolare-Ap-Psi-Area Popolare".

Più nomi che iscritti.

Ma, esattamente come i tre radical-tabacciani, necessari e sufficienti ad essere ricevuti alle consultazioni al Quirinale con tutti gli onori del caso.

Come si conviene ai gruppi e alle componenti dei gruppi.

E' il Parlamento, bellezza.

 

 

 

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